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Prometeo
Promethee face
Prometeo rivela il suo volto
(プロメテウス, Purometeusu)
Debutto
Manga Episode G
Doppiatori
Informazioni
Specie Dio
Affiliazione Gaia e Ponto
Rango
Padre Giapeto
Madre Temi
Zii Crono

Rea
Crio
Oceano
Temi
Teti
Euribia
Mnemosine Febe
Ponto (pro-zio)

Fratello Atlante (per parte di padre)[1]
Nonni Gaia

Urano

Prometeo è il figlio di Giapeto e Temi, è colui che ha donato il fuoco agli uomini e, probabilmente (visto che Ponto li chiama -suoi figli-) li ha creati o comunque a contribuito al loro sviluppo. Come narra il mito, fu castigato da Zeus e legato ad un monte con un'aquila a divorargli il fegato ogni giorno, per poi rigenerarsi la notte per l'eternità[2].

Appare nell'epoca moderna alla morte dei genitori di cui raccoglie le spoglie precipitate del tartaro, quindi si unisce a Ponto dimostrandosi suo fedele e alleato. Commenta col dio Primigenio gli scontri tra i cavalieri di Atena e i Titani nel territorio di questi ultimi, difendendo talvolta i mortali dalle ire o dagli scherni del dio dei mari, sebbene non si opponga mai fisicamente alle sue azioni, ma si limita a controbatterne le parole.

Rispetto al mito, Prometeo porta sulla schiena due enormi ali nere (come le abbia ottenute è sconosciuto).

MitologiaEdit

Prometeo era un Titano, nato dalla ninfa Climene e dal titano Eurimedonte; i fratelli di Prometeo erano tre: Atlante, Menezio ed Epimeteo. Il primo sapeva tutto di ciò che si nasconde nelle profondità marine ed era ricchissimo come il fratello Menezio; Epimeteo, il cui nome significa alla lettera "colui che capisce dopo", era affettuoso, ma poco intelligente. Prometeo il cui nome significa "colui che capisce prima", era il più intelligente dei fratelli. A lui erano state insegnate da Atena tutte le arti possibili; egli le aveva a sua volta trasmesse agli uomini "mangiatori di pane" (l'uomo è mortale perché mangia pane, mentre il dio che non lo mangia è immortale), tanto da arrivare a essere considerato l'amico degli uomini per eccellenza. Un giorno sorse un litigio a causa di un toro sacrificato che avrebbe dovuto essere diviso a metà tra uomini e dei, ma non si riusciva a stabilire quale parte dovesse essere destinata agli dei e quale agli uomini. Si decise allora di affidare la contesa a Prometeo, che aveva ottimi rapporti tanto con gli dei quanto con gli uomini. Egli scuoiò il toro e fabbricò due sacche; nella più grande, fatta con la pelle, mise le ossa avvolte nel grasso, nella più piccola, fabbricata invece con il ventre dell'animale, la carne Donò infine i due sacchi a Zeus perché scegliesse quale tenere e Zeus cadde nell'inganno. Accortosene, decise di vendicarsi togliendo agli uomini il fuoco. La vita per tutti gli uomini divenne perciò un autentico inferno, poiché il fuoco è da sempre elemento vitale per l'uomo. Fu proprio lo stesso Prometeo a decidere di porre fine alla sofferenza degli uomini; riuscì ad arrivare sull'Olimpo, poiché gli era consentito l'accesso e a rubare ad Apollo una scintilla di fuoco nascondendola in un ramo di finocchio. Ciò accrebbe a dismisura l'ira di Zeus, che ordinò a Efesto di forgiare una bellissima figura femminile, chiamata Pandora. Ella fu offerta a Epimeteo, ma egli la rifiutò perché Prometeo gli aveva ordinato di non accettare regali da Zeus. Quest'ultimo si infuriò, fece incatenare Prometeo nudo sulla vetta più alta del Caucaso e incaricò un avvoltoio di rodergli il fegato che gli ricresceva ogni notte perché soffrisse in eterno. Credendo Epimeteo di essere la causa della sofferenza del fratello, acconsentì a sposare Pandora. Ella era perfida e pigra. Un giorno le capitò tra le mani un vaso che Prometeo aveva affidato al fratello raccomandandogli di non aprirlo per nessun motivo. Pandora però lo aprì e dal vaso uscirono tutti i mali: la vecchiaia, la morte, la malattia, la pazzia per ultima uscì la speranza chiusa nel vaso da Prometeo. Nel frattempo Prometeo incatenato fu visto dal semidio Eracle, sempre in cerca di avventure; egli chiese a Zeus di poter liberare Prometeo. Zeus, a causa del debito di gratitudine che aveva con Prometeo, iniziava a pentirsi della sua azione, si impietosì e acconsentì alla richiesta di Eracle.

GalleriaEdit

NoteEdit

  1. nella scena in cui Temi parla a Aiolia di Atlante dicendogli che le colpe degli uomini pesano più del cielo si riferisce al gigante come figlio del solo Giapeto. Inoltre lo stesso Giapeto si riferisce al solo Prometeo come figlio suo e di Temi
  2. Nella mitologia Prometo fu poi liberato da Eracle. Episode G non specifica come egli si sia liberato, ma è probabile che sia avvenuto come nel mito

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